Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
C’è un’altra me
che cammina scalza tra le rovine,
con le mani sporche di cielo caduto
e il cuore attraversato da crepe lucenti.
È nata nel rumore sordo
delle cose che crollano dentro,
quando le parole si fanno macerie
e il silenzio brucia più del fuoco.
Ha occhi dove il vento non trova riparo,
sa contare le perdite una ad una
come grani di polvere tra le dita.
È lei che spezza gli specchi,
che non teme la frattura,
che stringe la distruzione
come si stringe l’inverno
sapendo che sotto
qualcosa prepara radici.
Perché ogni rovina
è un grembo oscuro che pulsa,
ogni fine un seme chiuso
che aspetta buio per aprirsi.
L’altra me cade...
non verso il fondo,
ma dentro.
Cade.
E nel cadere
l’abisso perde peso.
Quando tutto sembra finito,
quando anche la speranza ha il fiato corto,
lei soffia sulle ceneri
finché la brace risponde.
Allora si rialza,
non come prima:
più nuda.
Più sua.
Dalle ferite non nascono ali:
nasce pelle nuova.
Io sono entrambe:
la mano che distrugge
e quella che ricostruisce.
Sono il crollo
e il primo respiro.